Ci ha lasciati improvvimorando-16samente, il 3 maggio 2016, Alberto Milano, uno dei più importanti collezionisti di stampe milanesi, nel pieno del suo fervore culturale e della costante voglia di lanciarsi in nuovi progetti.

Nonostante il senso di grave perdita che provo, mi fa piacere ricordarlo qui per il lungo rapporto professionale e la profonda stima reciproca che ci ha legati.

Alberto è stato, infatti, uno dei miei primi clienti, negli anni ‘80 e già allora mi incantava, con apparente leggerezza, illustrandomi dettagli, curiosità, storie, legate alle sue vue d’optiques, alle sue carte da gioco, alle caricature, ai diorami, alle ventole, alle anamorfosi,  frutto invece di sapienti ricerche, dotti approfondimenti e instancabile curiosità.

Ogni volta che si avventurava in una nuova idea espositiva e mi convocava per affidarmi qualche opera bisognosa di restauro, mi metteva a parte di tutte le idee che rendevano le sue mostre qualcosa di sempre originale, mai banale, coinvolgendomi nei progetti e interpellando il mio parere su qualche suo dubbio.

Aveva quella capacità di rendere partecipi dei suoi entusiasmi, non stancandosi mai di spiegare l’origine, la storia, l’evoluzione, il perché di un soggetto e della sua incidenza sul costume sociale, con l’intento didattico di chi sa diffondere la cultura.

Il suo amore per l’integrità dei fogli originali, che si trattasse di un Engelbrecht o di una stampa dei Remondini o di una Massima sulla vita con le macchie di cucina,  richiedeva di non perdere neanche una molecola di verità, cosicché, restaurare le sue collezioni, significava entrare nello stesso spirito di conoscenza della cultura che le aveva prodotte.

Le sue stampe dovevano mantenere intatta la testimonianza dell’uso che nei secoli se ne era fatto, un uso quasi sempre p100_7817opolare, vivo, vissuto, testimone a sua volta del costume di un’epoca e della Storia, quella però con la esse minuscola che per lui era quella che contava.

Da “Charta, dal papiro al computer” dell’88, alla collaborazione per l’apertura del Museo Remondini a Bassano, nel 2007, a “giochi da salotto, giochi da osteria”, del 2013, a “Colporteurs” nel 2015 , fino al “Mito del paese di Cuccagna” sempre nel 2015, sono solo alcune delle molte mostre per le quali aveva chiesto il mio intervento, facendomi vivere il privilegio di addentrarmi nei percorsi culturali che avevano portato alla loro realizzazione.

Ricordo che per “Il Lubok. Stampe Russe Tra Ottocento e Novecento”, del 2011, gli avevo chiesto se potessi portare in visita gli allievi del mio corso di restauro di stampe. Mi aveva risposto che la mostra era stata disallestita da pochi giorni, ma che, se volevo, avrebbe potuto tenere una lezione “privata” nel suo studio, dove ora si trovavano le stampe, riservata solo a noi, sempre entusiasta e generoso di poter “passare” ad altri il suo sapere.

È stato un privilegio poter lavorare con Alberto Milano: sono grata di aver conosciuto quello che considero essere stato quasi il naturale continuatore dello spirito collezionistico di Achille Bertarelli, colui che ha dato vita alla Civica Raccolta delle Stampe del Castello Sforzesco di Milano.

 

Posted on maggio 6, 2016 in News

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